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Almeno una di meno

Almeno una di meno

In questi giorni – settimane – mi sono dibattuta tanto, veramente tanto, su cosa scrivere per il 25 novembre. Dico scrivere perchè quello è il mio linguaggio ed è con quel mezzo che cerco di dare il mio contributo a quelle che sono per me le cause importanti, nello specifico il femminismo inteso come presa di coscienza delle donne e come lotta contro la violenza degli uomini sulle donne.

Da lontano mi arrivano, da mesi, gli echi del movimento Non una di meno. Dico da lontano perchè lontana mi ci tengo io, perchè ogni cosa che ho visto più da vicino e che partiva da lì mi ha lasciato grossi dubbi.

Dico sempre da lontano perchè la mia idea di femminismo è quella di non scagliarmi contro il lavoro di altre donne, quando ci sono tanti uomini-istituzioni-realtà maschili contro cui potersi scagliare, volendo. E per me femminismo significa scelta di preferenza, ovvero cambiare il principio secondo cui siamo più severe tra di noi perchè dalle altre donne ci aspettiamo sempre di più, provo a ribaltarlo cercando di essere più flessibile proprio su ciò che mi convince poco, e se devo “chiudere un occhio” rispetto a qualcosa che non mi corrisponde, lo faccio per le cose che hanno matrice femminile, evitando di fare loro il pelo e contropelo.

Però.

Però tempo fa c’è stata una manifestazione targata NUDM che ha fatto tappa sotto la sede del Corriere della Sera, nelle foto i cartelli dicevano che quella del corriere è carta straccia e, perchè il messaggio fosse chiaro, hanno lasciato cartacce e sporcizia sotto la sede di Via Solferino. E penso: perchè non l’hanno fatto con Libero? (Suoi i titoli “E per gradire, nella capitale arrostiscono una ragazza di 22 anni”, o “Patata bollente” riferito alla Raggi, per citarne due). Penso che magari la sede di Libero sia fuori Milano, ma secondo Google invece è proprio lì, a pochi passi dal centro e penso boh… eppure c’è proprio il Corriere dietro la 27esimaora, una delle pochissime voci costanti e di genere che abbiamo online.

E poi c’è la questione di imbrattare per protesta… metodo anacronistico, miope e secondo me un po’ stronzo, volto a ottenere cosa? Tanto a pulire sono sempre i soliti, peraltro pagati il giusto, che non credo abbiano ricevuto un extra per quell’intervento, o in alternativa avere un marciapiede un po’ più sporco per tutti “per protesta” e, nel dubbio, passare per teppiste cafone.

Se poi il prolema è la narrazione mediatica, perchè non sotto la sede dell’Ordine dei giornalisti? E’ facile e anche comodo per chi viene da fuori, è proprio in Stazione Centrale, non avrebbe avuto più senso? Boh, penso, forse non ci hanno pensato.

Poi un giorno mi capita di vedere un video con foto di donne più o meno vestite, armate di mattarello e col volto coperto. Fazzoletti, caschi, maschere. Mi vengono in mente i black block, la polizia in assetto antisommossa, insomma niente di buono, però in versione Nonna Papera. E mi chiedo: perchè? Sì sì ho capito, siamo tutte per tutte, nel senso che siamo tutte ogni donna violata, come le matrioske del logo, eppure sarà che vengo dalla cultura del metterci la faccia, ma a me un messaggio di gente con il volto coperto dice poco, e quel poco non bene.

Continuando a pescare a caso con la memoria, ricordo uno sciopero del lavoro, sempre proposto da NUDM. La maggior parte delle persone che conosco il lavoro non ce l’ha garantito, non ce l’ha proprio o ce l’ha ma ha problemi a farsi pagare. Una su dieci (forse) può scioperare, le altre cara grazia se hanno un lavoro a cui andare. E di nuovo penso… boh.

Poi, due giorni fa, arriva il grande annuncio, un piano contro la violenza.

Un piano? Wow. Mi aspetto una proposta di legge, un progetto di lobby che faccia pressing sul parlamento, o una rivoluzione educativa a tutti i livelli, che avere un piano è un gran proclamo.

Guardo il video psichedelico di introduzione dieci volte, perchè va velocissimo e se vuoi leggere devi essere brava a mettere in pausa ad ogni slide, e vedo che più che un piano, ci sono slogan e richieste.

Come quella di essere liberate dal lavoro di cura. E chi dovrebbe liberarci? Semmai liberiamoci. Sarà che sono della vecchia scuola dell’autodeterminazione, ma credo che le cose vadano costruite, perchè per carità, bella l’idea che ci siano dei diritti eh (al lavoro, alla casa, al mangiare sano, al tempo libero, all’aria pulita e a tante altre meraviglie), ma per quello che ho visto io, il mondo è fatto da pochi privilegiati e molta gente che lavora per ottenere condizioni migliori per una o più categorie, e i miglioramenti vanno ragionati e costruiti, diciamo non chiesti, almeno dopo una certa età.

E poi mi torna in mente una cosa più vecchia, una polemica riguardante una delle prime assemblee, dove si configurava la visione politica di NUDM, tema: la prostituzione. C’erano stati interventi a favore da parte di chi la rivendica come libera scelta, come lavoro, come espressione di libertà. E poi interventi contrari, che parlavano della tratta, della violenza, del business, della schiavitù. Nel verbale però è rimasta traccia solo dei primi, spariti i secondi, anche se tutte le amiche presenti a cui ho chiesto, ricordavano bene anche gli interventi delle sopravvissute alla tratta. Lentamente si è configurata la piattaforma: Non una di meno è a favore della prostituzione senza se e senza ma (la tratta è un’altra cosa, diranno). Eppure vittima della tratta è la stragrande maggioranza delle prostitute, perchè si sceglie di posizionarsi in opposizione a chi non ha scelta e si decide di farsi portavoce delle poche che già ce l’hanno? Business, approccio capitalista e neoliberista ai corpi, il patriarcato che vince tutto, a volte pagando e a volte gratis, penso io. Le stesse motivazioni che adducono loro per rivendicare il contrario. E di nuovo penso: mah.

E torniamo al piano. C’è un punto sulla richiesta di cure ormonali gratuite, intoccabile perchè come osi metterci un punto di domanda ti accusano subito di transfobia. In realtà no, penso che le spese del servizio sanitario vadano valutate in base a mille dati, e mi piacerebbe tanto che tutti avessero a disposizione tutto ciò che serve per ognuno dei loro bisogni, ma la realtà è che viviamo in un mondo in cui anche il concetto di farmaci salvavita è discutibile, e i centri antiviolenza hanno sempre meno fondi e i medici abortisti lavorano in trincea e alle vittime di stupro non viene garantito alcun sostegno. Ma credo che appunto, aldilà della singola richiesta, su ciò che debba passare in termini di sanità ci sia bisogno di molte, molte riflessioni, comunque sospendo il giudizio e, riguardo alle loro priorità, penso: mah.

Mah è anche la reazione che mi sale per la @ che sostituisce le desinenze nel loro documento programmatico: dal loro punto di vista siamo persone e non donne, mi sembra di capire. Nei documenti, la violenza è diventata: di genere, contro tutte, tutti, tutt* e poi tutt@. Ci torno su da giorni, perchè a me questa idea di essere persone fa proprio rabbia. Io sono una donna, e come e in quanto tale vivo condizioni, realtà, e vengo percepita. Capisco chi riflette sul genere in maniera astratta fino al punto da scioglierlo, ma lo capisco in filosofia, in accademia, non nella vita quotidiana, dove in milioni vengono picchiate, torturate, uccise, sottopagate e abortite IN QUANTO DONNE.

E poi mi passa una slide in cui si dice che vorrebbero svincolare gli interventi in sostegno delle vittime di violenza dalla denuncia d’ufficio. Così, penso io che me ne intendo poco, il picchiatore può portarti al pronto soccorso, chiedere di aggiustarti e poi riportarti a casa e ricominciare da capo, che tanto a quel punto se l’unica cosa che rischia è la denuncia dalla sua vittima, può stare veramente sereno.

Ci sono anche punti buoni ovviamente, come l’educazione di genere (ma a questo punto vorrei vedere con quali contenuti) e so che la dimensione locale dei gruppi fa sì che ci siano grandi differenze di contenuti di città in città, ma per me i cardini del femminismo sono tre, indiscutibili: la lotta alla violenza, la sottrazione dei corpi delle donne al servizio degli uomini e l’autonomia economica.

Una piattaforma 1) a favore della vendita e del commercio dei corpi (gpa, ovvero prenota il tuo bambino e ritiralo pronto, poi fai quel che vuoi, o anche puoi comprare i miei favori sessuali, purchè paghi, e chissenefrega di cosa mi abbia portata a vendermi) 2) che ha un’idea della lotta alla violenza affidando alle sole vittime la facoltà di denuncia (bello, bellissimo, ma se fosse così semplice forse i casi di violenze ripetute non esisterebbero, no?) 3) che il lavoro sia uno strumento di negoziazione che possiamo impugnare (fossimo tutte impiegate statali forse sì, invece per molte è ancora una conquista fragile da difendere o da ottenere, un punto di pareggio ancora lontano, per chi non ha lo studio di papà pronto ad accoglierla a braccia aperte una volta finite le esperienze di militanza femminista), per me è incondivisibile.

E’ un concetto di femminismo che sento così tanto lontano dalle donne (e da me) che mi disorienta, e che non voglio sostenere, nemmeno con un silenzio che può venire comodamente conteggiato come assenso.

E domani è il 25 novembre e avevo deciso di stare zitta perchè “non si rema contro le altre donne”, ma ci sono tante donne che non si riconoscono nell’ondata e nei contenuti di NUDM – che sembra volersi fare portavoce di un movimento che però non rappresenta se non molto parzialmente – ma che non hanno la stessa portata comunicativa e capacità virale, e i cui contenuti si perdono nelle tempeste di tweet-post-slogan decisamente ben orientati e ben coordinati, dal punto di vista del marketing, punto di eccellenza (va loro riconosciuto) di NUDM.

In tutto ciò, mi è venuta voglia di rileggere Carla Lonzi, domani dedicherò la mia giornata a lei, e ai testi di Daniela Pellegrini, che forse più di tutte oggi porta avanti ancora ad alta voce un pensiero critico, saldo e ben radicato nella nostra storia, riguardo cosa sia il femminismo.

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