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Non serve essere di sinistra per essere antifascista

Non serve essere di sinistra per essere antifascista

Ieri pensavo che non serve essere di sinistra, per essere antifascisti. Peraltro, essere di sinistra è un po’ come essere femminista: chi può dire dov’è di preciso, chi ha diritto a dirsi tale, dove si colloca il confine?

Quando ero ragazzina, mio padre e i suoi amici mi chiamavano “la comunista”, forse per i miei ideali di uguaglianza e la simpatia per i più deboli. Io non sapevo bene cosa significasse e nemmeno perché, ma ero quasi sicura che, se non piaceva a lui, doveva essere una cosa buona. Quando sono arrivata a Milano e ho conosciuto gente di “sinistra per davvero”, ho capito che per loro, invece, ero sospettamente moderata. Troppo poco arrabbiata, troppo cauta sulla Palestina, troppo vaga sui migranti, troppo muta sull’Islam, troppo dubbiosa sugli scioperi, troppo prioritaria la questione femminile, troppo ignorante un po’ su tutto. Come mi ha detto una volta un’anarchica sintetizzando bene quello sguardo: “puzzi di Lega, per quanto cerchi di ripulirti, l’humus bresciano in cui sei cresciuta si sente”. Questione di opinioni, ça va sans dire, fortunatamente per molti di noi, le origini non sono un destino.

Comunque dicevo, per essere antifascisti non serve nemmeno essere o dirsi per forza di sinistra, basta essere civili. Umani, mi viene da dire. Perché quello che noi ricordiamo, ogni 25 aprile e ogni volta che Forza nuova & co si palesano, è che nessuno può permettersi di dire agli altri come devono essere, vivere, sentire.
Mussolini, Trump, Putin, per me oggi l’antifascismo li riguarda tutti: nessuno, quando si parla di persone, può permettersi di dire che esiste una norma e pretendere di imporla come modello. Magri, biondi, etero, bianchi, normodotati, ben pettinati, produttivi, allineati… com’è che bisognerebbe essere? Se non c’è un centro, non esistono i margini.
Che è ora di finirla che in pochi dettino un modello e insistano a convincere i più che dovrebbero corrispondevi. Si chiama prepotenza, sorella dello sfruttamento, due dinamiche micidiali che stanno rendendo questo mondo un posto accogliente e sicuro per pochissimi e una giungla per tutti gli altri.

Il 25 aprile scendo in piazza per questo, per camminare insieme a persone anche molto diverse da me, nella serenità di sapere che condividiamo lo stesso sguardo sul mondo. Un mondo dove sappiamo esserci posto per tutti, perché siamo tutti uguali e con lo stesso diritto di starci. È un’idea di sinistra? Probabilmente sì, di sicuro è un’idea giusta.

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