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Tracce di cambiamento, ma non dove me le aspettavo

Tracce di cambiamento, ma non dove me le aspettavo

Mi sono sempre definita lesbica, inteso come sostantivo. Non ho mai capito le definizioni tipo ‘donna lesbica’ o ‘donna prima di tutto’, sono nata e cresciuta nel lesbofemminismo e quello é stato il mio credo, consapevole dell’esistenza di un Prima (il femminismo) su cui ci poggiavamo ma che mi sembrava ormai poco rilevante. Sapevo anche che c’era già un Dopo (le frontiere del queer e tutti i vari post), ma anche quello mi riguardava poco, essendo una tradizionalista molto poco avanguardista.

Sul dopo non ho cambiato sensazioni, rimango ahimè poco trasgressiva e mediamente tendente alle dicotomie e alle etichette, quindi cerco di rimanere vigile sull’argomento, ma il lavoro di scardinamento lo lascio fare volentieri e con gratitudine alle più giovani e a chi è più portata di me. Invece, le donne.

Intendiamoci, ho sempre lavorato anche prima con le donne, anni di orgoglioso separatismo lesbico! Peró, lavorare con le donne come da un anno mi accade alla Casa delle Donne di Milano, è una cosa completamente diversa. Questa commistione con le eterosessuali e anche i grandi salti generazionali che ci sono fra noi, fanno sì che io sia immersa in un desiderio che non è più contingente come era nello spazio lesbico, dove la passione politica ed erotica erano strettissimamente intrecciate, ma calata in un eros diffuso (meno sessuale e più intellettuale, culturale, esperienzale ecc). Ecco, questa condivisione da un lato e l’esperienza dell’autocoscienza dall’altro, hanno prodotto che io mi senta al mondo in un modo diverso, che ancora non capisco fino in fondo ma che sento spostarmi come un’onda grande.

Comincio a riconoscermi più nelle donne e meno nelle ragazze e le femministe sono passate dall’essere estranei oggetti di studi a facce che mi muovono affetto, anche quelle che non conosco, anche quelle che mi fanno arrabbiare.
Ieri a Trento ho conosciuto una donna, fisicamente molto somigliante a una di quelle con cui qui a Milano faccio più fatica ad andare d’accordo, questioni stupide di spigoli e nervi, ma grandi esplosioni. Insomma ieri sera quella faccia femminista coi capelli ribelli, pur così simile alla faccia con cui litigo tantissimo via mail e di persona, era un volto caro, verso il quale prima di tutto ho sentito simpatia e vicinanza e solo poi mi sono ricordata della parte di conflittualità.

È un miracolo per me, che sono puntigliosa, permalosa, severa dalla nascita, che me le lego al dito e non me le scordo mai. Eppure sembra esserci qualcosa di più forte di questi sentimenti che hanno sempre governato la mia vita, aldilà della ragione. Qualcosa che la ragione la scavalca, rimanendo peró ragionevole uguale.
Il femminismo è un’esperienza incredibile e potentissima.

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